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Gio, 25 Giugno Giu 2026 1830

Il Centro diurno anziani fragili Elianto presenta "A parole mie"

Prima Di Copertina

Il presente libro nasce dalla rilevazione di un bisogno nuovo: quello di occuparci della crescente fragilità cognitiva che caratterizza sempre più le persone che oggi entrano e frequentano il centro diurno. Come prendercene cura? Con quale sguardo esplorare e toccare corde delicate, capaci di generare emozioni forti e dolorose negli utenti, nei loro familiari e anche in noi operatori?

La fragilità non arriva all'improvviso: è sempre stata lì ma con il tempo smette di nascondersi. Il corpo cambia, la memoria rallenta, alcune azioni chiedono più tempo o la presenza di qualcuno accanto. Nel centro diurno queste fragilità non sono un elenco di mancanze da correggere, ma una materia viva fatta di persone, di storie che si intrecciano, di un bisogno profondo di essere visti per ciò che si è, non ridotti a ciò che non funziona più.

Questo progetto nasce da un desiderio semplice e ostinato: dare spazio a questi vissuti.

Raccontare la propria fragilità in un luogo protetto e rispettoso, significa guardarla in faccia senza paura e senza vergogna. In questo sguardo può accadere qualcosa di inatteso: ciò che espone e rende vulnerabili può diventare terreno di incontro, di ascolto, di una prossimità silenziosa ma reale.

Con frasi brevi e accessibili, gli anziani sono stati invitati a fermarsi su piccoli aspetti della propria vita di ogni giorno e a condividerli con il gruppo. A ogni frase si è affiancato un disegno, realizzato secondo le capacità di ciascuno. Il tratto grafico diventa così un altro linguaggio, una parola che passa dalle mani e riesce a dire emozioni e ricordi anche quando la voce non basta.

Il libro illustrato che ne è nato raccoglie questi contributi e li restituisce come un racconto collettivo. Ogni pagina tiene insieme una frase e un disegno, dando forma a fragilità diverse ma unite dallo stesso desiderio di essere riconosciute. Non è un libro che parla degli anziani ma un libro che parla con loro ricordando che, anche nella fragilità, si resta Persona con dignità e la possibilità di stare in relazione.