Arte
Mar, 26 Novembre Nov 2019 1800 Dom, 15 Dicembre Dic 2019 2300

Romy Ferrara espone la mostra "Noumeno"

Esposizione dal 26 novembre al 15 dicembre 2019
Orario: dalle 9.00 alle 23.00
Ingresso: libero

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Tra astrattismo e concettuale: l’apparire del noumeno

Brevi considerazioni sulla serie “noumeni” di Romy Ferrara

La parola noumeno proviene dal verbo greco noeo, che significa pensare, ed essendone il participio presente medio-passivo letteralmente si traduce con: “ciò che è pensato”. Il concetto di noumeno viene usato da Platone (in seguito da Kant) per indicare un’idea che non può essere esperita nel mondo sensibile, ma a cui ci si arriva con il ragionamento. Il noumeno è dunque tutto quanto è pensato o pensabile dal puro intelletto, un “tutto quanto” di cui però non abbiamo e non possiamo avere esperienza sensibile. In questo senso, il noumeno si distingue dai fenomena che viceversa sono appunto le cose che appaiono nella realtà sensibile.

Se pensiamo all’arte astratta, un’arte totalmente bidimensionale, che – interrogandosi sul proprio medium - ha come fine programmatico quello di esprimere sentimenti senza rappresentare figure (al pari della musica che usa le note e non produce immagini, bensì suoni)… se pensiamo all’arte astratta che si limita ad utilizzare gli elementi essenziali propri, cioè punto-linea-superficie e colore, capiamo come il concetto di noumeno possa essere utilizzato in una sua specifica declinazione in questo preciso settore.

Il noumeno è infatti l’idea di cui non possiamo avere esperienza sensibile, eppure questa idea è intellegibile, può essere pensata, è pensabile, e dunque paradossalmente può anche essere rappresentata, è rappresentabile, ma solo attraverso un’arte che non sia mimetica, cioè che non voglia imitare il reale, bensì attraverso l’arte astratta che dal reale si distacca, essendo pura rappresentazione delle forme/idee, o dei sentimenti che esse generano.

Così il lavoro astratto di Romy Ferrara è la perfetta estrinsecazione del concetto di noumeno, forzandone la non rappresentabilità in virtù della sua intellegibilità, l’artista fa un’operazione quasi miracolosa (intendendo il miracoloso come cosa incomprensibile non per oscurità, bensì per sovrabbondanza di luce) di far apparire e manifestare ciò che altrimenti resterebbe inconoscibile, o inesperibile coi sensi. Il risultato sono opere astratte di una levigatezza e lucentezza assoluta, in cui il colore domina la forma, ne determina l’esistere.

Romy Ferrara. Nata a Napoli, ha studiato Scienze Umane e Filosofiche all’Università Cattolica di Milano. In seguito, si è dedicata alla recitazione, da principio apprendendo il metodo Stanislavskij con Raul Manso e Michael Margotta, allievi diretti di Konstantin Sergeevič Stanislavskij. In seguito, si è trasferita a Los Angeles dove ha lavorato per la moda e il cinema. Ha girato come coprotagonista lo spot della Coca-Cola diretto dal premio Oscar John Madden, regista di “Shakespeare in love”. E ha recitato con Kim Rossi Stuart nel film diretto da Michele Placido sulla vita di Vallanzasca. Tornata in Italia, ha deciso di dedicarsi all’arte, sua prima passione. Ha frequentato il corso di pittura sperimentale alla Naba di Milano, dove si è specializzata in arte astratta. Da cinque anni, non a caso, il suo lavoro si muove tra astrattismo e concettuale. Attualmente lavora con Ace Gallery di Los Angeles e con l’Incontro di Brescia.