Arte
Ven, 12 Luglio Lug 2019 2100

COMPAGNIA TEATRALE CALANDRA "RACCUNTI" scritto da Antonio Giuri e Patrizia Miggiano - Regia di Giuseppe Miggiano

Il cortile Letterario - Parabita - Via Impero, 137

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Uno spettacolo sul confine fra realtà e sogno:

Attori in scena:
Antonio Giuri, Patrizia Miggiano,Federico Della Ducata, Luigi Giungato,Daniela Manna, Anna Rita Vizzi

Tecnici:
Roberto Alfarano, Andrea Raho

IL SALENTO NELLE INFINITE STORIE DEI SUOI "RACCUNTI"

Nuova produzione della Compagnia Teatrale Calandra, uno spettacolo dolce, malinconico e divertente sul filo dei racconti e delle radici del Salento.

Un paese ci racconta infinite storie e infiniti personaggi che ci accompagnano e divengono parte di noi stessi sin da quando siamo bambini. Forse anche da prima. Sono quelle storie le protagoniste che andranno in scena con lo spettacolo " Raccunti", scritto da Antonio Giuri e Patrizia Miggiano, con la regia di Giuseppe Miggiano.

C'era una volta lu Toti, lo scemo, che raccontava di quando i soldati polacchi, durante la guerra, un giorno volevano portarsi con loro la statua della Madonna, mentre i bambini giocavano per strada a fare i mostri con le scorze delle noccioline. E c'erano i fuochi d'artificio che si confondevano con le stelle e chi ne contava di più vinceva un premio. C'era il vecchio professore che si ricorda di quando le ragazze raccoglievano le olive e, ogni tanto, andavano a letto col padrone. O di quando ci si carracava lu mieru, il vino, dalla cantina, e ad ogni botte in più sul carro ogni passante augurava urlando Santu Martinu al compratore, altrimenti il vino finiva prima del tempo. C'erano i vecchi frantoi ipogei, le oscure grotte nelle quali durante l'inverno gli operai, li trappitari e lu nachiru, restavano rinchiusi per mesi coi loro muli senza vedere la luce del sole, ed erano come l'equipaggio di una nave durante una lunga traversata al buio verso il centro della terra. Poi c'era la Pippi te l'ove, l'anziana donnona che con i suoi dodici figli aveva popolato un paese intero, o il vecchio mendicante che parlava con Gesù Bambino e ogni settimana con discrezione andava in Chiesa a prendersi un po' di olio santo per condirsi la verdura. E poi c'erano il carnevale, le caremme, le curti nelle quali i bambini giocavano fino a sera, fino a quando le mamme urlando li richiamavano in casa.

Da qualche parte c'erano anche i racconti delle nonne, che spaventavano i più piccoli con le storie te lu Moniceddhru, te lu Menzuculu o te lu Nanniorcu. C'erano le masserie e le campagne di notte che confinavano con il paese solo per una sottile linea invisibile che non faceva più distinguere la realtà dal sogno. E che si fosse adulti, bambini, santi o dei, non faceva differenza, perché si era tutti parte di una medesima storia.

Ognuno di noi, che lo sappia o meno, dovunque vada, se è nato e cresciuto nel Salento, si porta dentro tutti quei racconti che un paese ci soffia addosso, come fa il vento di scirocco. Storie e personaggi che non lambiscono solo la nostra pelle ma ci penetrano, fin dentro la nostra carne, e diventano noi stessi, mentre noi diventiamo loro, non importa quante coperte o cappotti la vita ci abbia messo addosso. Così ogni pietra, ogni odore o suono, si confonde con il nostro sguardo mentre ci guardiamo allo specchio.

La Compagnia Teatrale Calandra mette in scena fra il pubblico sei attori e tante di quelle infinite storie, accompagnate dalle melodie originali eseguite dal vivo da Federico Della Ducata e con la regia di Giuseppe Miggiano. Uno spettacolo che trasporta per un po' il pubblico in quel mondo fatto di parole e musica dove la nostra terra e le nostre radici divengono Raccunti.

Vincitore del Bando GAL Serre Salentine, l'ultima produzione della Compagnia andrà in scena nei teatri di tutta Italia.