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Don Sergio Messina incontra il pubblico per parlare di "Natale: realtà e simbolo"

Mondadori Bookstore - Pinerolo
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Natale ci ricorda che si può sempre mettere la storia in condizione di ricominciare.

Simbolo, dal greco synballein, significa «mettere insieme», due metà che erano state separate: Il simbolo congiunge due metà che, disgiunte, non trovano significato. Il simbolo è religiosus, in quanto religa, collega i due livelli di realtà: quello terrestre, fisico e visibile e quello celeste, metafisico e invisibile, in cui spazia la sua mente. L’uomo è per sua natura synbolicus e religiosus, in quanto tende a collegare la vita terrestre a quella ultraterrestre, il mondo fisico a quello metafisico. Fin dalle origini l’uomo ha accostato il sole alla vita, la terra alla madre, la montagna all’ascesa, la caverna alla discesa, ecc.. Se il Natale viene vissuto come la festa che celebra la nostra personale nascita alla consapevolezza di ospitare dentro di noi una scintilla di luce, una dimensione spirituale, che chiamiamo anima, esso diventerà portatore di vita e di trasformazione e acquisterà un significato universale. Le religioni primitive celebravano ogni anno la ri-nascita del sole al solstizio d’inverno. Nel 274 d.C. Aureliano costruì un tempio al Sol invictus, consacrandogli come giorno di celebrazione il 25/12, che divenne il dies natalis Solis invicti, il giorno natalizio del Sole invincibile, trionfatore della battaglia annuale della luce sulle tenebre. Leone Magno nel 461 scelse il 25/12 per celebrare la nascita di Cristo, sole spirituale dell’umanità e di ogni uomo, archetipo del Sé, della scintilla «divina» che anima la nostra struttura biopsichica. Così la festa cristiana si sovrappose a quella pagana, spostandone simbolicamente il significato dal mondo fisico a quello psicospirituale.