Arte
Mar, 25 Settembre Set 2018 1830 Dom, 21 Ottobre Ott 2018 0000

Silvio Porzionato espone la mostra "Close (pop) up"

Inaugurazione martedì 25 settembre ore 18.30
Opere esposte dal 25 settembre 21 ottobre presso lo Spazio eventi, Piano 3, del Mondadori Megastore Piazza Duomo
Mostra inserita nel Progetto st art.

Mondadori Megastore - Milano Duomo
PIAZZA DUOMO 1 MILANO LOMBARDIA 20121 IT
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Quando Silvio Porzionato ci dice testualmente che tutta la sua recente produzione “attiene al teatro” e tutte le sue modelle sono in fin dei conti dei “personaggi”, dobbiamo credere che per mezzo della formidabile accelerazione propria dell’arte visiva sia riuscito a condensare nella spazio limitato di un quadro la profonda e millenaria riflessione del theatrum mundi, perché le sue donne, ripetute all’infinito, in enormi close up, non sono archetipi, neppure idealtipi o fenotipi, bensì propriamente “caratteri”, che però non scadono in maschere come nella commedia, restando al contrario ferme e solide visioni. Ed effettivamente quelle di Porzionato risultano messe in scena teatrali, le sue donne sono attrici di uno spettacolo che non sappiamo, esse comunque stanno posando, è chiaro, nei loro copricapi surreali e sgargianti; negli sguardi che rivolgono allo spettatore, anche i più ammiccanti, oppure rivolti altrove, si manifesta la capacità del pittore torinese di levare soggettività e mettere oggettività, di cogliere effettivamente la parte recitata.

Nel dramatis personae di Porzionato ci sono infatti tutte le sfumature dei caratteri della donna: altera, seducente, inquieta, sprezzante, intensa, giocosa, ingenua, furente, delicata, appassionata, ci sono i caratteri mentre sparisce il modello in carne e ossa. Ed anche la tecnica che negli anni si è evoluta - una figurazione che tende all’informale, una tavolozza sempre più ardita in cui colori forti si contrappongono tra loro e sovrapponendosi vanno a sfregiare il volto ritratto - serve a caricare la realtà di finzione. Porzionato, come un buon allievo di Pessoa, finge così completamente che arriva a fingere che è vero quello che davvero è vero. E così lo spettatore, sottomesso al più classico dei meccanismi del teatro, cioè la sospensione dell’incredulità, una volta che il sipario si apre, prende per vero appunto quello che in definitiva vero è.