Libro
Mer, 27 Giugno Giu 2018 1830

Aurelio Picca presenta e firma le copie del libro "Arsenale di Roma distrutta" Einaudi

Interviene: Marina Valensise

Mondadori Bookstore - Roma Tuscolana
VIA TUSCOLANA, 771/771A ROMA LAZIO 00174 IT
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Cover (33)

Una Roma come non l'avete mai vista: gaglioffa e vitalistica, regina e femmina di malaffare. E uno scrittore estremo, spietato, l'«Henry Miller dei Castelli Romani», che ne fa un ritratto assoluto.

«Esistono libri nei quali il livello discorsivo, la narratività, sottintende, allude una realtà affascinante e sorprendente. In questo caso si tratta di Roma. Raccontare Roma è difficile ma, quando si riesce a individuarne anche solo uno dei caratteri che hanno fatto di questa città la Città Eterna, allora si può dire che l'opera è riuscita. Come nel caso di Aurelio Picca.» - Corrado Augias

Roma era una visione. Roma è sempre una visione quando decide di fermarsi smemorata. Di assentarsi dal mondo. Di cancellare il suo stesso passato. Roma è la meraviglia quando emerge dal nulla. È un maschio-femmina nudo; enorme e invisibile; un remoto console che si apposta concentrato con il gladio in mano. Roma è una specie di fotogramma che cattura l'eternità.

Quello di una città che non finisce mai di decadere e risorgere. Roma è stata mille Anna Magnani. Una di quelle donne che urlavano quando Monzón picchiava Benvenuti. La madre dei ragazzini del Bambin Gesú, di quando la luce di Monte Mario calava dentro l'Olimpico di Chinaglia, di Ciccio Cordova, di Bruno Giordano e di Totti. Gloria e struggimento. La Roma delle verduraie, dei pizzicagnoli con la brillantina e lo zinale immacolato. Di quando ci si baciava dentro la Cinquecento o si faceva l'amore nei parcheggi. Del sesso di Pasolini che, nello scatto di Dino Pedriali, sopravvive alla sua morte. Dei testacoda sulla Nomentana. Quella Roma, che oggi sembra sepolta nella distruzione, prepara invece in questo romanzo la riscossa per battere il mondo infame. Una sghemba autobiografia topografica, dove memorie personali e racconti di personaggi tanto veri da sembrare romanzeschi si intrecciano alle mutazioni di una città scintillante e livida, plebea e maestosa, madre e meretrice, pura e criminale, sempre oscena, che da millenni si allena ogni giorno al «gioco dell'immortalità».

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